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Pacifisti assassini impiccano le ragazze e i ragazzi iraniani

5 Maggio 2026. Gli stati occidentali hanno la forza di annientare il regime iraniano, di invadere quel territorio e di passare per le armi i guardiani della rivoluzione, i tonaconi assassini islamici e tutti i complici, famiglie comprese. Non lo fanno: non è la loro guerra, dicono i conigli dei governi europei e occidentali. Trump e gli USA, con Israele accanto conducono una guerra finta, ridicola e inutile, se non vengono polverizzati gli arsenali di uranio in mano ai criminali iraniani, che non ci penserebbero un attimo a polverizzare Israele e tutte le altre democrazie. Intanto, le ragazze e i ragazzi iraniani continuano a venire impiccati: sono complici degli assassini iraniani tutti i governi occidentali, nessuno escluso. Il silenzio a croci uncinate dei complici occidentali, i “pacifisti” che sperano solo nel lancio di un ordigno nucleare contro Israele, materializza le mani che mettono intorno al collo dei giovani e delle giovani dell’Iran la corda che gli spezzerà il colle. Siano maledetti in eterno. Sono i mandanti di quella strage che si perpetua dal 1979. Ci vuole una guerra, con i soldati, non con i droni da vigliacchi, che stani dalle loro fogne queste infezioni islamiche del pianeta terra che ammazzano, violentano, distruggono vite per “inimicizia con Dio”. Una guerra, che duri quanto deve durare, decenni se necessario.

8 Marzo a Kabul

Non mi piacciono gli stereotipi e i luoghi comuni, ciononostante, un albero di mimosa nei giorni scorsi aveva attratto la mia attenzione, era più a meno l’8 Marzo, ma questo poco importa. Non mi sembra di aver udito una sola parola, nè da altri, in questi giorni dove si consuma l’attacco all’Iran, a mio avviso la solita finta guerra di USA e Israele, a favore di ciò che sta accadendo in Iran. Sento, però, lo starnazzino osceno di una lesbica e di una banda di filo russi e filo islamici, dalla Lega ai 5stelle, che scurreggiano, scusate il toscanismo, non ho un altro verbo e anche questo mi sembra troppo nobile, di “violazione del diritto internazionale” per quanto riguarda il giusto, inevitabile, incredibilmente tardivo intervento militare contro il lurido regime islamico di Teheran, è dal 1979 che qualcuno doveva intervenire per bloccare l’Iran. Mi fermo un attimo, per ripetere questa locuzione: “diritto internazionale”. Gli starnazzatori e le starnazzatrici all’opposizione nel parlamento dello Stato italiano (non che quello che sento dalla maggioranza mi trovi minimamente d’accordo) lasciano fuori dal diritto internazionale le donne afghane, ovviamente. Loro non hanno diritti, sono state ridotte al silenzio, espulse dalle scuole violentate, assassinate, da leggi che consentono a quei LURIDI SCHIFOSI BARBARI, LO RIPETO, A QUEI LURIDI SCHIFOSI BARBARI ISLAMICI DI STUPRARE IN FAMIGLIA LE DONNE GRAZIE EA LEGGI CHE CONSENTONO LO STUPRO FAMILIARE!!!!!! Ma evidentemente, le donne afghane, le bambine afghane, non hanno diritti: ci vorrebbe l’ONU; una organizzazione di nessun senso, in mano alle teocrazie islamiche, secondo qualche imbecille, a organizzare un intervento di qualsiasi tipo: vorrei sottolineare che chi sostiene una cosa del genere è un complice, che qualsiasi governo che si volta rispetto al campo di sterminio della libertà e dell’umanità che va in scena in ogni momento in Afghanistan e in qualsiasi territorio dove le donne siano trattate come animali e schiavi, è un COMPLICE DIRETTO DI QUELLO CHE IN QUEI TERRITORI ACCADE. Vorrei tornare sul “diritto internazionale”. Un qualsiasi diritto, legge, regole, in qualche modo vigente, o alla quale si possa fare o si faccia riferimento, che consente, in modo diretto o indiretto, che centinaia di migliaia di persone siano messe per motivi religiosi o politici, in stato di schiavitù, non è un diritto, è una copertura alla barbarie, intendendo BARBARIE tutto ciò che sta al di fuori, e contro ai concetti reali che formano il concetto stesso di democrazia. Questo vale anche ovviamente per la teocrazia assassina dell’Iran, lo ripeto e lo ripeterò sempre, tenuta in piedi da USA e paesi occidentali, teocrazie islamiche del golfo persoci, per motivi economici, e anche ideologici. In Iran sono stati massacrati in pochi giorni trentamila giovani, oltre a quelle e quelli che sono stati stuprati, torturati, umiliati, privati della loro dignità di esseri umani. L’attacco militare israeliano e statunitense era, nei fatti, l’ultima occasione per bloccare la costruzione di ordigni nucleari da parte della dittatura criminale di Teheran, una occasione ultima riguardo a una situazione che era stata fatta marcire da USA, Israele e compagnia islamica del Golfo, complici tutti i governi europei, per decenni, dal 1979. Si dirà, ed è vero, che se Teheran vuole l’atomica è sufficiente che Russia o Cina gliela fornisca una o più di una, è verissimo, e questo non fa che peggiorare ulteriormente la situazione: vorrei ricordare che la Corea del Nord, in mano mi risulta di fatto alla dittatura comunista cinese, ha dichiarato di voler inviare a Teheran dei missili a lunghissima gittata, in grado di colpire agevolmente l’Europa: però l’Europa e l’Italia non sono in guerra: buffonate. Qui non si tratta di esportare la democrazia: del resto quel tronfione di Trump, che a mio avviso fomenta questa guerra per sviare l’attenzione dalle prove inconfutabili delle sue frequentazioni con Epstein, uno schifoso pedofilo al pari degli islamici afghani, lo ha chiaramente detto, coprendosi di ridicolo, di vergogna e di infamia: “non ci interessa che il nuovo regime iraniano sia democratico, ma che sia più ragionevole”. Questa gente non è e non deve rappresentare Occidente, questa gente è feccia: è utile dirlo chiaro subito, gli USA sono fuori dal perimetro dell’Occidente, se questa è la sua leadership, e quella che verrà dopo, cito il vicepresidente Vance, è infinitamente peggiore: quello che ha detto che gli europei sono piattole, vorrei gentilmente ricordare. Un ultimo pensiero alle disgraziate donne, ragazze, e bambine afghane, schiave senza poter parlkare, studiare, chiuse in campi di sterminio nazisti chiamate “case”, “matrimoni combinati”, “tradizioni”, dove vengono private al diritto alla vita, stuprate, lasciate nell’ignoranza. Rifiutate la guerra? Non avete capito come funziona, nè questo pianeta nè la storia, per riaffermare l’esistenza del diritto, dei diritti di esistenza, gli interventi militari, le guerre, sono assolutamente necessarie. La barbarie dei talebani e delle teocrazie sono difese da chi invoca il “diritto internazionale” e che scende in piazza il 25 Aprile ricordando la resistenza, dimenticando in maniera davvero ipocrita e pelosa, che chi lottava davvero contro nazisti e fascisti ( e chi scrive non dimentica i crimini commessi dai partigiani), gli sparava addosso e gli toglieva la vita, non andava a parlarci con gessetti, palloncini e margheritine. Carlo Vivarelli

Iran: una guerra che risolva, non una pagliacciata

Non credo ci sia da fidarsi nè di Trump nè tantomeno del primo ministro israeliano, il primo perchè non è seriamente intenzionato ad annientare il regime degli ayatollah, il secondo, che avrebbe dovuto dimettersi dopo le stragi del 7 Ottobre, continua a fare una “guerra” a Gaza e nel sud del Libano che gli servono molto, ma a difendere se stesso dalle accuse di aver preso soldi dal Qatar, paese a mio avviso canaglia, che ha enormemente contribuito alla campagna elettorale dell’attuale presidente statunitense. Da questi due signori non c’è da aspettarsi niente di buono: l’uccisione, finalmente, di Khomeini, un criminale che ha fatto giustiziare dal 1979 centinaia di migliaia di iraniani e ha fatto torturare e violentare migliaia di donne e ragazze, doveva essere effettuata decenni fa. L’attuale attacco all’Iran puzza di guerra finta: le guerre si fanno sul campo con i soldati, l’obbiettivo deve essere non, come ha dichiarato Trump, un intervento di quattro settimane, ma l’annientamento del regime iraniano, dei capi dei tonaconi sciiti, dei guardiani della rivoluzioni, gente che non deve rimanere viva, ma che deve sparire in massa da questo pianeta. Invece Trump, ad appena due giorni dal primo attacco, dichiara di voler trattare: non c’è niente da trattare: i criminali islamici del regime iraniano devono essere cancellati, questa guerra dovrebbe durare fino a quando questa feccia non sia stata polverizzata. Punto e basta. Ma credo che gli interessi economici in ballo siano molto pesanti, a partire dalle altrettanto luride teocrazie sunnite del Golfo, altri regimi criminali ferocemente antidemocratici che non devono esistere: un Iran debole ma ancora integro e governato dai criminali islamici gli conviene, di certo non vogliono un Iran democratico dove le donne vanno a giro libere con uguali diritti degli uomini, non scherziamo: che non venga la voglia ai giovani e alle giovani sauditi/e, qatarioti e di altri paesi limitrofi di volere una la libertà senza burqa…. Questa guerra dovrebbe essere una guerra contro l’ideologia islamica, sciita o sunnita non importa, è la stessa salsa, ed il messaggio agli islamici europei deve essere altrettanto chiaro: se pensate che l’Occidente stia lì a farsi massacrare in casa propria e a farsi usurare dall’invasione islamica cambiate idea o continente: l’Europa non è per voi. Invece non vedo per niente questo, ma al contrario manifestazioni dove si difende il regime islamico di Teheran, che è esattamente come difendere il Terzo Reich, e la volontà smodata e suicida di fomentare l’immigrazione islamica, il che significa dare la possibilità tramite una democrazia ormai idiota, agli islamici di organizzarsi e di entrare nella politica, quando questi signori odiano a morte la democrazia e non hanno nemmeno la vaga idea di cosa possa essere la divisione tra religione e Stato. Addosso la responsabilità, che in questo caso si chiama COLPA, alle élite europee, sia politiche che economiche, le prime schiave delle seconde, che fomentano l’immigrazione per distruggere e tenere bassissimo il costo del lavoro e per distruggere i diritti in generale, riguardo ai quali i popoli europei hanno lottano secoli. La guerra contro Teheran è in realtà la nostra guerra interna, ci deve insegnare e far capire che il nemico lo abbiamo in casa, lo abbiamo fatto entrare noi, e che a noi democratici spetta il dovere assoluto di espellerli, pena la distruzione della nostra libertà di uomini, donne, ed europei ed europee. La democrazia non si esporta? E chi se ne frega, intanto distruggiamo le dittature, laddove è possibile, l’Iran ci da la grande occasione di insediare un governo non teocratico: penso agli applausi dalle finestre e dai balconi di Teheran quando si è sparsa la notizia che quel criminale schifoso di Khomeini era morto: che cosa aspettavamo ad iniziare questa guerra? Trentamila giovani iraniani e iraniane sono stati massacrati in due giorni da queste bestie islamiche, e ancora i governi europei, questo serraglio di conigli paurosi, “auspica una via diplomatica”: ma per favore, dimettetevi e andate al diavolo! La democrazia si difende con le portaerei, non firmando accordi economici che distruggono la nostra agricoltura con il Sudamerica o con l’India! Ricordatevi che lo sterminio che hanno fatto i preti iraniani contro i giovani e le giovani di quel paese è stato fatto contro tutta la gioventù che esiste in questo pianeta e anche contro la nostra gioventù: i poverelli dei governi europei invece vogliono le trattative on un regime che vuole la bomba atomica con il dichiarato scopo di distruggere Israele, e l’Occidente, forse non è stato capito!!!!! Gli islamici vogliono massacrare e mettere sotto un burqa anche i nostri giovani e le nostre giovani! Come si fa a non capirlo? Come si fa a non capire che il 7 Ottobre l’attacco non era solo al suolo israeliano e ai bambini, alle donne, agli uomini di Israele, ma a TUTTO L’OCCIDENTE! Io sono un democratico e un Occidentale, e voglio una guerra vera, profonda, infinita tanto quella che dal 620 dopo Cristo ci stanno facendo gli islamici, per annientarci e sottometterci, una guerra che distrugga tutti i regimi teocratici e le dittature che insozzano il nostro pianeta: la pace si costruisce soltanto togliendo questi tumori maligni dal globo. Altro che trattative sul nucleare… Carlo Vivarelli

Un mondo a blocchi, 1984 di Orwell

Forse è vero che il libro 1984 di Orwell andrebbe insegnato nelle scuole, sempre che la scuola, adesso ignominiosamente intenta praticamente soltanto a favorire qualsiasi ideologia antidemocratica venga portata dagli immigrati, serva a formare studenti e studentesse, e non a farne marionette di un sistema filosofico ed economico imperniato su una manciata di multinazionali. Ma sarebbe un bene che venisse fatto leggere, un libro scritto quando ancora un mondo per blocchi non era stato forse nemmeno esattamente concepito, con le sue spaventose conseguenze antidemocratiche. Oggi ci riguarda da vicino, non è più la visione di un davvero geniale scrittore: oggi ne vediamo le conseguenze intorno a noi, e per noi intendo noi europei, che in questo mondo di blocchi stiamo per sparire, schiacciati sia dai blocchi più grossi, quello USA e quello russo islamico cinese, sia da un’immigrazione fomentata violentemente dalle élite economiche dominanti, che pur di difendere i livelli di profitto delle loro aziende, sono disposte ad annientare i popoli nativi europei sotto la barbarie organizzata degli immigrati. Il tema sarebbe, ed è, enorme, e lunghissimo sarebbe parlarne, e lo faremo riguardo i suoi molteplici aspetti, in queste righe però premeva sottolineare la posizione USA rispetto all’Europa: se qualcuno non lo avesse capito, gli USA non sono un nostro, degli europei, alleato, o comunque lo sono sempre meno, e in realtà dell’Europa, ammesso che gli statunitensi la conoscono, e non la conoscono, e gliene importi qualcosa. Forse non ci ricordiamo che gli USA sono entrati nella seconda guerra mondiale dopo tre lunghissimi anni che questa era scoppiata, grazie a Germania e Unione Sovietica che insieme avevano attaccato la Polonia: la Germania non è stata la prima ad iniziare la guerra, lo ha fatto insieme all’Unione Sovietica: sarebbe bene che questa incontrovertibile realtà storica venisse fornita a chi siede su un banco di scuola. Vorremmo anche ricordare che se le armate naziste non fossero state guidate per fortuna da un drogato impazzito, tale era Hitler, a Dunkerque nel 1940 le truppe naziste avrebbero cancellato quelle anglofrancesi. Gli USA dov’erano? L’Occidente dunque non è mai stato chiaramente formato da Europa e Stati Uniti, dobbiamo iniziare a capirlo, prima che sia troppo tardi, e che le truppe russo cinesi e nord coreane continuino ad invadere con questa o quella scusa i territori europei, così come hanno fatto in Ucraina. L’Europa è sola, e se pensa di continuare a fare aperitivi e a dire ai propri giovani, ragazzi e ragazze che vivremo in eterno sotto l’ombrello militare degli USA e comprando il gas russo a prezzi stracciati, la nostra tragica fine è segnata, e i 7 Ottobre islamici o russi o di altra natura ci tempesteranno fino alla fine della nostra civiltà. Dobbiamo tornare a combattere, e le guerre, mi risulta che la facciano non i vecchi, ma dei giovani con spirito di sacrificio e ben addestrati a combattere e a uccidere: gli spritz sono un’altra cosa. A questo proposito, le immagini del 7 Ottobre in Israele, dove bande di criminali islamici assassini massacravano centinaia di giovani che vestiti da spiaggia andavano a divertirsi a una festa, non esce dalla mente: forse l’Occidente, le sue nazioni, i suoi giovani, le sue ragazze e i suoi ragazzi, non hanno ancora ben compreso che chi ci odia ci vuole annientare, che è in corso una guerra politica, filosofica e religiosa che da 1500 anni è in corso, che non è mai finita e che continua quotidianamente: è l’ora di fermarsi, di capire, e di dire basta, e di reagire, e di dire a tutti, uomini, donne, giovani, che è necessario riprendere le armi e difendersi, contro la dittatura russa, contro la dittatura, cinese, contro le teocrazie sunnite e sciite, contro l’islam che ci vuole dichiaratamente sottomettere a colpi di immigrazione e di demografia. L’Europa è l’Occidente, se gli USA hanno una amministrazione a noi nemica, ce ne dobbiamo rendere conto e reagire. Due esempi su tutti: la Groenlandia e l’Iran: che gli USA arrivino a minacciare un paese membro della NATO è una pura follia ed un atto praticamente di guerra. E la stessa cosa vale per il lurido, criminale regime iraniano: gli USA non lo attaccano, anzi, lo difendono, come in realtà hanno sempre fatto, e il conigliume dei governi europei non fa assolutamente niente per intervenire militarmente. Una massa di vigliacchi dannosi alla democrazia: il regime iraniano deve essere annientato militarmente. L’Europa non esiste, è un concetto inconsistente, un ammasso di interessi delle élite economiche, alle quali non importa assolutamente nulla dell’integrità delle etnie nazionali e dei loro interessi, nè importa assolutamente nulla delle economie etniche nazionali: si vedano gli accordi con Sudamerica e India: un vero suicidio. Un ultimo sguardo sui dazi di Trump, persona che non riesco a giudicare tanto mi appare il vero distruttore dell’occidente: i dazi dovevano essere applicati da tutto l’Occidente contro russia e cina: i prodotti di questi due paesi semplicemente non devono esistere in Occidente, né da questi paesi deve essere presente nessuna immigrazione e presenza economica: come pensiamo di vincere contro di loro? Chi svuoterà Prato, in Toscana, dai cinesi? Chi li ha fatti entrare? Così, per fare un piccolo esempio: eppure qualcuno dovrà pur iniziare a dire che queste presenze sono incompatibili con l’Occidente, così come lo sono quelle islamiche. Vedo invece che si consente a questi signori di presentarsi alle elezioni: una follia assoluta: qualcuno ha visto a quali principi religiosi si rifanno? Il mondo a blocchi è servito: qualcuno si rende conto che abbiamo la guerra in casa, non solo in Ucraina, ma in casa letteralmente, e che ci stiamo rifiutando di combatterla, per mandare figli e figlie e bersi un bello spritz prima della partita di calcio?

L’inganno dell’ICE negli USA

E’ davvero incredibile vedere come è stata messa in scena questa ridicola pagliacciata anti immigrazionista di Trump e sodali: gli USA, come tutti i sistemi capitalistici, basa la sua dinamica sull’abbassamento del costo del lavoro, e in questo momento storico il modo di tenere basso il costo del lavoro è far entrare nelle nazioni capitalistiche valanghe di immigrati, preferibilmente clandestini, dunque il più possibile senza documenti, diritti, in condizione di alta ricattabilità, succede negli USA, in Italia, in tutta Europa. Trump ha vinto le elezioni sblaterando, urlando, vomitando menzogne, tra le altre cose, sostenendo che la sua amministrazione avrebbe chiuso le frontiere, rimandato a casa gli immigrati irregolari ed altre fesserie. Tutto fumo negli occhi: l’immigrazione da colpire davvero è innanzi tutto quella “regolare”, termine che non significa assolutamente nulla: l’immigrazione è immigrazione, sono masse di persone che entrano a mio avviso del tutto illegalmente, o meglio, semplicemente legalizzate, nei paesi occidentali e nel mondo del lavoro, con il solo intento (non il solo), di mantenere il costo del lavoro il più basso possibile: dobbiamo ricordare, dati ISTAT alla mano, che il costo del lavoro nello Stato italiano è rimasto immutato negli ultimi dieci anni? Chi ci guadagna? Gli operai, i pensionati, le casalinghe? No, chi ci guadagna sono gli immigrati, le aziende che in modo criminale legalizzato assumono stranieri che hanno tutti i diritti degli autoctoni con il possesso di un banale permesso di soggiorno che li equipara, ripeto in modo criminale legalizzato, a chi fa parte etnicamente di una nazione. Poi qualcuno si lamenta che la ricchezza si trova, a livello globale, nelle ani di un centinaio di persone. A qualcuno non viene in mente che questa è l’anticamera della morte della Democrazia? Per tornare alla tragica pagliacciata dell’ICE di Minneapolis di questi giorni, una banda di assassini che andrebbero passati per le armi senza pensarci due volte, nè l’amministrazione statunitense, nè nessun paese occidentale, nè nessun partito dell’occidente, ha veramente intenzione di bloccare l’immigrazione, cioè l’invasione legalizzata o meno, ed è la stessa cosa, di un paese occidentale da parte di vere e proprie orde di persone, organizzate per la maggior parte da mafie criminali e religiose, differenza reale non c’è. La battaglia (la guerra) da condurre è contro il concetto di immigrazione, che deve essere dichiarato un crimine di per sè: l’immigrazione deve avere un limite costituzionale e il suo controllo deve essere affidato a organismi locali, non agli stati, alle questure, alle qualsivoglia forze dell’ordine di qualsiasi paese. Ne va del concetto di Nazione e Popolo, che non può che rifarsi a principi etnici, non ad uno stupido timbro di un questurino, con tutto il rispetto, su un foglio. Le esecuzioni a Minneapolis dei due cittadini statunitensi servono solo a fare propaganda: nello stesso momento migliaia di immigrati passano il confine degli Stati uniti senza nessun problema e vanno a lavorare da coloro che votano Trump, come votano Democratico o altro: l’importante è non interrompere realmente il flusso di nuovi lavoratori, che amplino il mercato del lavoro, spingendo in basso i salari. Pensare che Trump, o qualsiasi altro governante occidentale voglia davvero interrompere il flusso vitale che rende possibile i profitti di aziende grandi e piccoli è un gigantesco abbaglio simbolico al quale solo una massa di imbecilli può credere. Se vogliamo tornare nello Stato italiano, è sufficiente confrontare due dati: i milioni di poveri conclamati in Italia sono 5 milioni, sulla soglia di povertà si arriva quasi al doppio: gli immigrati sono 5 milioni: i numeri parlano da soli: se non vi basta guardate quanti africani o cinesi guidano un suv, mentre i lavoratori e i pensionati italiani gli pagano la sanità, che per loro che evadono le tasse è gratis, mentre gli italiani etnici non riescono nemmeno più a curarsi: le spese nel 2025 per la sanità privata ammontano a 42 miliardi di euro: perchè i vari governi italiano, questo e i precedenti non provano a vergognarsi?

7 Ottobre attacco all’Occidente

Mentre si festeggia la tregua ma di quale pace stanno blaterando?) siglata per Gaza, proprio oggi hanas massacra 32 persone a Gaza (la guerra era finita: ridicole buffonate), appartenenti ad un gruppo rivale. Dunque, la guerra continua, e per quei cadaveri non ci sarà nessun appello e nessuna flottilla di cretini, sceme, e gente sotto ai burqa che si fa una vacanza su uno yacht. Detto questo, vorrei ricordare che il 7 Ottobre di due anni fa, tutti abbiamo visto delle immagini, pensando che fossero dei fatti che accadevano”là”, “in quel luogo”, in “un paese lontano”. Tutti abbiamo visto i civili uccisi, i bambini morti nei passeggini (quando ce le hanno fatte vedere, perchè davano fastidio: invece le partite di calcio sono educative), le donne rapite che sarebbero state violentate e uccise, ma in pochi hanno capito che quelle immagini non erano “là”, ma erano qui. Non avevano visto che quei bambini erano stati uccisi mentre andavano a scuola in una qualsiasi città italiana, francese, inglese, in Lituania o Slovenia o mentre uscivano di casa per andare all’asilo; nessuno ha capito che quei civili massacrati in auto erano loro stessi mentre andavano a lavoro a Roma, Oslo, Cordoba, nessuno, quasi nessuno ha capito che le donne violentate e uccise erano le proprie mogli, sorelle, fidanzate, rapite mentre passeggiavano con loro in una qualsiasi tranquilla via di Berlino, Praga, Vienna. Ciò che stavano facendo a quelle persone è quello che i loro fratelli e sorelle che vivono qui, pagati e pasciuti dalle nostre leggi cretine e suicide, vogliono farci qui: qualcuno ha visto manifestazioni spontanee di condanna degli islamici residenti in Europa dopo il 7 Ottobre? No certo, questi complici si fregavano le mani e festeggiavano, così come quell che a breve sarebbero scesi in piazza per protestare per un inesistente “genocidio”, mentre in realtà volevano, e vogliono, una cosa sola: l’annientamento del popolo ebraico e la distruzione dello Stato di isreale. Punto e basta. Non vi è bastata la strage di Atocha? Non vi è bastato Charlie Ebdo? Non vi sono bastati i continui assassini, accoltellamenti, assalti all’arma bianca per capire che la guerra dell’isla all’occidente dura da secoli, e cioè da quando quella religione è nata? Nelle scuole dovrebbero far fare una gita a Otranto, a visitare i testi ospitati nella cattedrle di quella città: appartenevano a coloro che si rifiutarono di convertirsi all’islam durante una delle consuete razzie di quei barbari sulle coste della Puglia: non importa l’anno quando questo è accaduto: poteva essere accaduto ieri, o accadere tra cento anni, per loro è lo stesso. Quelle immagini del 7 Ottobre di morte, di assalti, e tutto ciò che hanno dovuto subire uomini e donne, le loro indicibili sofferenze, sono avvenuti qua, perchè Israele è Occidente. E anche qua si ripetono più quotidianamente: ci piacerebbe pubblicassero delle statistiche anche solo riguardanti le violenze sessuali perpetrate da islamici ai danni di donne europee. In attesa della pena di morte per questi reati, uno di questi stupri è sempre uno di troppo, alla faccia di chi sostiene che gli stranieri delinquono “statisticamente” come gli europei, e che dunque sarebbero uguali agli altri, hanno poco da ridere coloro che pensano di proteggere i loro figli e le loro figlie dalla guerra in atto, rincoglionendoli con le partite di calcio e il pattinaggio. Un giorno, cioè oggi, dovranno dirgli che in Europa ci sono due guerre: una interna contro coloro i quali ignorano la civiltà, né mai faranno passi verso la democrazia, vogliono distruggere la libertà, e una, sempre interna ma combattuta in Ucraina, contro chi vuole invaderci e ridurci in schiavitù, guerra condotta da russi, cinesi, nordcoreani e islamici ceceni (con la non tacita benevolenza deli USA che sperano di guadagnare da questa guerra una valanga di soldi, come fecero durante la seconda guerra mondiale, quando intervennero tre anni dopo l’inizio della guerra stessa: degli alleati davvero premurosi). I blocchi di civiltà,.così mirabilmente previsti dal genio di Orwell in “1984”, si sono già formati. Un suggerimento, a chi guarda in Italia le partite in TV con accanto i figli con la maglietta del coglione straniero di turno: stanno per reintrodurre la leva obbligatoria. I giovani che vedo in giro non tollererebbero una sola ora di un vero addestramento militare, che è necessario, indispensabile, e che tornerà. Siamo in guerra. Altrimenti, coloro che voltano la faccia da un’altra parte rispetto alla relatà, vadano in Svizzera, con un’avvertenza per l’uso: i nazisti non invasero la Svizzera, gli islamici ci sono già dentro. Carlo Vivarelli

Una Flottiglia per Kabul

Recentemente, il regime criminale islamico e terrorista di Kabul, al quale non doveva essere consentito di rinascere per nessun motivo, ha emanato una “legge”, ma non voglio sporcare la parola, con la quale si vieta alle donne, cioè alla metà della popolazione di quel davvero disgraziato paese, non solo di cantare, sia mai, ma anche di parlare in pubblico. Voglio innanzi tutto denunciare con forza che il ritiro militare dell’Occidente da quel territorio è un gravissimo, altrettanto criminale errore, come criminale lo è quel regime. Se non ricordo male guidato da Biden, un vecchio rincoglionito che dovrebbe essere deferito ad un tribunale internazionale, per quanto mi riguarda. Voglio dire, con forza, che mi ripugnano violentemente gli USA, che si sbrodolano con la parola democrazia, e che poi proteggono sia l’iran, che l’afghanistan, che l’arabia saudita (tutte lettere minuscole, sia chiaro) per immondi interessi economici. E voglio dire che su questo pianeta non deve essere permesso a dei regimi teocratici e criminali, lo ripeto, criminali, di esistere. Se non si ha il coraggio di affrontare una guerra globale lo si dica, non ci si nasconda dietro a un dito, sporco, questo si, come tutte le mani e le braccia, di sangue: di quello delle schiave di quei pazzi furibondi. Il massacro, questo si davvero un genocidio, o genericidio, se preferite, lo dico per gli eventuali cultori della Parola, delle donne afghane e delle donne in genere nei territori controllati militarmente con la violenza dagli islamici, è del tutto evidente. Il silenzio di un Occidnete complice e prono all’ideologia che “le religioni sono tutte uguali” purchè si continui a chiudere gli occhi e a mandare i figli a calcio o a danza, è altrettanto evidente. C’è chi non tace. In Afghanistan, e in tutto il mondo islamico, è in atto un feroce liberticidio della libertà femminile e dunque della libertà in generale, così come avviene anche in Europa, nel silenzio e nell’appoggio dei finti progressisti, oscurantisti e violenti allo stato puro, di quelli che sostengono sia che abbiamo bisogno di immigrati, il che è chiaramente falso, sia che “siamo tutti uguali”. Non siamo uguali proprio per niente, io non sono uguale a questi, ripeto, criminali, che chiudono le donne sotto alla galera di un velo o di un burqa spacciandolo oltretutto per “tradizione”, e per quanto mi riguarda possono uscire dai nostri erritori e portare le loro “tradizioni” direttamente all’inferno, se uno ne esiste. Chi taglia il clitoride a una bambina con una lametta deve essere condannato a morte, familiari compresi, non essere “capito”: condannato a morte, lo ripeto. Noi abbiamo capito benissimo che queste popolazioni vogliono distruggere la nostra civiltà, che è in corso una vera e propria guerra, e che questa guerra contro la barbarie di coloro che sono estranei alla democrazia va combattuta, e deve essere capito che chi combatte sono i giovani, e le giovani, e non su un campo di calcio o con u tutù rosa, ma sulle strade con le armi in mano. Non vedo, nei pressi dei confini della fogna afghana, Flottille cariche di aiuti, bandiere, solidarietà, ma sento solo un assordante, criminoso, complice silenzio. Non vedo, in assenza di flutti e maree, carovane di cammelli piene di femministe e di grete thumberg che portano solidarietà e cibo, sfidando i mitra dei talebani, non vedo file di volenterosi che solcano i deserti e le pianure infuocate dei territori limitrofi a quello afghano, non vedo attivisti e manciate di parlamentari rincretiniti che sollevano insieme a gente irriconoscibile sotto ai burqa bandiere che rappresentano luoghi dove il 7 Ottobre di due anni fa si festeggiavano le morti di bambini, gli stupri, gli assassini di civili inermi, tanto quanto si festeggiava il crollo delle torri gemelle: nessuno si ricorda arafat che ballava in strada? Me lo ricordo solo io? La morte della libertà delle donne afghane non fa notizia: siate maledette, e maledetti, complici di quel regime. Non dimenticheremo. Io spero, care “signore”, che un giorno vi tocchi fare la stessa fine che fanno quelle disgraziate anche nelle case e negli appartamenti europei, dove sono rese schiave, senza che nessuno pensi che vadano liberate: perchè la nostra Legge non se ne occupa? Non siete complici? Si, lo siete. La libertà, e la democrazia, non sono nei veli, nei burqa, nelle religioni, né men che mai in una che vuole, questa la loro parola e ciò che ripetono senza che nessuno glielo impedisca, cinque volte al giorno, sottomettere il mondo. Loro vogliono la guerra. Spero che ce l’abbiano. E spero un giorno, di vedere eserciti annientare kabul e quel regime, ed espellere dalla nostra Europa, che è nostra, etnicamente nostra, tutti e tutte coloro che sostengono che una religione, di certo la loro, debba sottomettere il mondo libero. Farli entrare non è tolleranza e rispetto di nessun diritto umano, ma un puro, devastante, chiarissimo suicidio, al quale come politico e democratico mi oppongo, e al quale ci si deve opporre se necessario cambiando le Leggi e consentendo alle popolazioni europee di difendersi, e attacccare, con le armi, se necessario. In attesa di una Flottilla per kabul, e nella speranza che non ci sia nessuna Flottilla, ma che ci sia una dichiarazione di guerra che elimini questi malati di mente che vogliono vietare alle donne di parlare, non ci facciamo, qui, tagliare la lingua, e sosteniamo le nostre democrazie, iniziando a chiedere la fine dell’immigrazione delle popolazioni che negano per religione o altri motivi la libertà, e iniziamo a chiedere con forza la trasformazione della dichiarazione dei diritti dell’uomo, che deve essere ripulita dall’accettazione buonista, cretina e antistorica, nonché del tutto irreale, che il rispetto delle religioni deve essere un diritto umano: si devono rispettare coloro che rispettano la libertà e la costruiscono, non chi la vuole deliberatamente distruggere, dichiarandolo apertamente. Apriamo gli occhi, il calcetto e la danza possono aspettare: mi risulta che le comunità islamiche stiano chiedendo di togliere dalle scuole italiane l’ora di religione. Possono tornarsene a casa loro. Non ci mancheranno. Carlo Vivarelli

La Common Law si piega alla Sharia

“SUBMISION” GIURIDICA Sotto certi aspetti la Gran Bretagna rappresenta (o rappresentava?) una delle culle più importanti del diritto moderno. Terra della Magna Charta dal 1215 ha visto evolvere un sistema di diritto orientato alla protezione dei diritti individuali rispetto a ogni interferenza esterna, persino statale. Un sistema che si è evoluto nel tempo attraverso un forte radicalmento nella società dalle cui dinamiche traeva le proprie regole secondo un sistema di precedenti giudiziari che divenivano nel tempo vere e proprie rules. Il sistema di common law trovava applicazione nelle corti britanniche ma anche, in vario e diversificato modo in tutti i paesi, che avevano fatto parte del Commonwealth informando di sé prinicipi giuridici che hanno fatto da spina dorsale per il liberalismo classico di matrice inglese, fino a sbarcare negli Stati Uniti d’America con la rivoluzione del 1776. Dei suddetti principi se ne trova traccia nei primi atti costituzionali americani, dalla Dichiarazione di Indipendenza fino alla stessa Costituzione USA. Nel diritto anglosassone, a differenza degli ordinamenti continentali, la pronuncia giurisprudenziale si fonda sulla soluzione del caso concreto, e per procedimento deduttivo, una serie di pronunce che vanno nella medesima direzione determinano un principio che si fa generale e astratto solo per tradizione consolidata, ma al tempo stesso sempre in discussione. Un diritto – dunque – quello inglese estremamente compenetrato con la società, che quasi ne scaturisce come impianto regolativo di vicende che derivano “a valle” dalla vita sociale e che nel tempo hanno fuso diritto e società creando un amalgama interessante per gli studiosi continentali, abituati invece alla Legge universale calata da un’entità suprema – lo Stato – che mediante procedimenti talvolta complessi, regola i rapporti privati e pubblici. Questa sua caratteristica “sociale” tuttavia si sta, ormai da tempo, rivelando un boomerang proprio per la sua permeabilità a fonti eterenome che provengono da strumenti regolativi di altre comunità che via via che si fanno più forti, e tentano di imporre in qualche modo la loro “rule of law”. È quello che sta accadendo da almeno una trentina d’anni con la sharia, la legge islamica. All’aumentare degli immigrati di fede musulmana, al loro radicarsi in comunità sempre più chiuse e autoreferenziali il vincolo legislativo coranico è diventata una specie di “legge nella legge” che coesiste con la common law e che adesso pretende di sopravanzarla. Già nel 2004 il 40% dei musulmani londinesi avrebbe preferito l’applicazione integrale della sharia piuttosto che l’ordinamento britannico. Dopo più di vent’anni quell’auspicio che riguardava allora una ampia minoranza è diventato realtà; una relatà sempre più diffusa se si pensa che nel 2024, erano ben 85 le corti islamiche che dispensano giustizia, soprattutto nell’ambito del diritto di famiglia. Il tutto con il beneplacito dei tribunali inglesi pronti a recepire i “dicta” degli imam. Nel 2014 nelle linee guida indirizzate ai solicitors (cioè a quegli avvocati che hanno il compito di preparare e introdurre le cause) compare il diritto islamico come strumento di utilizzo corrente di queste figure professionali. Il problema, naturalmente si pone stante che la regolazione islamica si fonda su un diritto assai diverso rispetto a quello occidentale, fin dai suoi principi ispiratori che trovano proprio nel diritto di famiglia i ounti di maggior distanza con i nostri ordinamenti. Basti pensare alla sostanziale inferiorità giuridica della donna, ad esempio nel caso del diritto successorio, dove l’uomo riceve l’intera eredità, mentre la donna solo la metà. Tutto questo naturalmente contrasta con il principio di eguaglianza che trova proprio nel diritto inglese una delle sue prime forme di applicazione. Altro punto critico sono le violenze domestiche, che nel diritto islamico non vengono sostanzialmente punite, poiché ritenute questioni interne sulle quali la legislazione non ha giurisdizion. O ancora la poligamia, che è riconosciuta come valida del diritto shariatico mentre costituisce un illecito negli ordinamenti europei. A ben vedere questa progressiva infiltrazione del diritto islamico nella common law ben lungi dall’essere un veicolo di integrazione, serve esattamente la causa opposta. Una parcellizzazione comunitaria di un corpo separato dalla collettività che vede riconosciute leggi interne che codificano istanze sociali rigorosamente incompatibili con il vivvere civile occidentali. Sembra di assistere a quello che vediamo riportato in “Submision” il capolavoro di Michel Houllebeck che illustra in modo magistrale il soft power islamico nelle società occidentali che sottoforma di una falsa convivenza determina, al contrario, l’inizio della colonizzazione e della sostituzione culturale.

Democrazia e libero arbitrio

on l’affermarsi dell’Illuminismo tutta l’Europa viene pervasa da un fervore culturale che darà impulso allo sviluppo del pensiero, anche politico, che si manifesterà sotto le più diverse declinazioni orientamenti e aspirazioni. L’etica, la morale, la religione e la filosofia ne trarranno un creativo beneficio, tale da costituire l’elemento culturale primario all’interno del quale princìpi e linee diverse andranno affermando nuove originali modelli. L’idea democratica, troverà nel concetto di libertà, valore naturale pertanto intrinseco nell’uomo, il modo originale di proporsi. Molto spesso ponendo in antitesi, i contenuti delle diverse concezioni che andavano ad affermarsi o volevano essere affermate. Le Comunità, intese come macro gruppi di popolazioni legate da affinità culturali diverse, sono per loro natura propense a sviluppare ogni azione e pensiero che trae sostentamento dalle loro stesse origini. Popolazioni affini hanno sviluppato pensieri originali che tuttavia hanno tra di loro una base comune che trae spunto dall’etica religiosa e giustappunto dal pensiero laico che l’Illuminismo stava veicolando. Ecco che facendo un salto ai giorni nostri scopriamo che attraverso una semplificazione geopolitica, il mondo è rappresentato da diverse concezioni etico filosofico religiose. Mondo Occidentale, Mondo Islamico, Mondo Orientale, questi tre macro aggregati manifestano tra loro differenze marcate, il concetto di libertà e democrazia, senza scomodare il libero arbitrio, sono manipolati e spesso soffocati con metodi che nulla hanno a che fare con ciò che ispira il mondo cosiddetto Occidentale. Il concetto di Comunità vasta ha determinato il formarsi di queste grandi aree geo-politiche, in quanto a nostro avviso, l’Illuminismo nato in Europa e dagli europei interpretato e praticato seppure in forme diverse, non ha inciso nelle altre realtà che abbiamo citato. l’Illuminismo ha offerto in Europa, al di là dei possibili distinguo, uno strumento interpretativo utilissimo che dopo varie vicissitudini storiche, anche drammatiche, ci ha condotto positivamente ai giorni nostri. L’idea di democrazia, o di una idea più o meno evoluta di essa, è andata affermandosi su presupposti etico religiosi e filosofici diversi. Noi che apparteniamo al Mondo Occidentale, accettiamo il riferimento alla comune cultura giudaico-cristiana, che nei secoli ha forgiato il pensiero umano nelle sue diverse declinazioni. Possiamo dire che la base di partenza è comune mentre la sua elaborazione si manifesta in forme originali, e in questo gioca molto il libero arbitrio là dove viene utilizzato in modo costruttivo secondo il principio sotto il quale tutti gli uomini che si reputano liberi dovrebbero appartenere, ovvero “libera religione in libero stato”. Il libero arbitrio , concettualmente, tanto per chi si ispira alla religione tanto per chi lo interpreta laicamente, sottostà a severe leggi della morale, esso pur essendo ispirato alla più grande libertà per l’uomo di muoversi secondo le sue intime aspirazioni e convinzioni non può prescindere dal principio che “La propria libertà finisce la dove inizia quella dell’altro”. Sappiamo tuttavia che il libero arbitrio molto spesso e anche sotto la forma più ampia, rappresentata dalla politica, non si ispira a tali principi. Infatti “il libero arbitrio” non intende offrire la più ampia libertà di agire, ma vi deve essere il limite delle libertà individuali e collettive degli altri, che vanno preservate. Purtroppo non è cosi; rimanendo nel nostro mondo occidentale, sappiamo come si siano potuti sviluppare tra ”800 e il ‘900, (grazie proprio alla libertà che per sua natura ha la caratteristica di veicolare velocemente ogni possibile pensiero, dal più nobile al più infame), ideologie totalitarie e aberranti, un prezzo, un caro prezzo che la democrazia può trasmettere attraverso l’uso distorto delle libertà democratiche. Queste ideologie totalitarie, si sono imposte cosi come si potrebbero nuovamente imporre, sfruttando e manipolando sapientemente a loro favore, il sentimento democratico collettivo che pervade ogni realtà Comunitaria, in quanto per sua natura si alimenta di azioni e aspirazioni tolleranti e positive. Possiamo dire che tutto ciò nasce dal libero arbitrio, il quale sviluppandosi attraverso un concetto rispettoso delle libertà individuali di ciascuno si sviluppa democraticamente e crea tutti i principi etico morali in cui noi occidentali cresciuti in epoca di pace e tollerante confronto, ci siamo nutriti e sviluppati. Siamo così abituati alla democrazia e alle libertà che queste vengono proposte e praticate sotto varie forme. Possibilmente non ponendosi mai in modo conflittuale e prevaricante tra di loro, perché rispettosi della loro originalità derivante da una storia etico-religiosa, filosofica e di lingua, che la rendano accettata, utile e comprensibile soprattutto alla nostra “Unione Europea”. Nulla è scontato! “Libero Arbitrio, Libertà e Democrazia”, costituiscono un unicum da coltivare, praticare e difendere. Ciascuno di noi deve essere consapevole che un mondo pervaso da questi principi deve essere difeso, e la democrazia necessità di essere protetta dai suoi nemici. Ma allora cosa dire, forse questi principi non sono così positivi? Ma certo che lo sono, ma ahimè non è facile, per tutti, mantenere la schiena dritta davanti alla necessità di difenderne i valori. Infatti proprio allo scopo di alimentarne vitalità e salute, è necessaria la più larga convergenza di intenti. Le intrinseche virtù che contengono, le espone come già accennato, ad attacchi volti proprio a minarne ogni nobile forma espressiva, per essere sostituiti da pensieri totalizzanti e liberticidi le cui vittime potenzialmente potremmo essere tutti noi. Grosseto li 11.10.2025 Carlo Reuven Tronchi

La Democrazia

La democrazia è un sistema di valori, non una parola vuota. L’uguaglianza di donne e uomini di fronte alla legge, il diritto di scritto e di parola, la libertà di stampa, il diritto di voto, il diritto delle Comunità locali ad organizzarsi e ad autogovernarsi, il diritto ad una sanità universale, la separazione del sistema legislativo, giudiziario e amministrativo da qualsiasi religione o precetto religioso, e dunque la laicità delle Nazioni, non usiamo qui il termine “stato” che a nostro avviso non risponde del tutto ai criteri democratici, il diritto alla formazione permanente, il diritto a non vivere in condizione di impossibilità economica, non sono concetti né vuoti, né barattabili. I sistemi che non li rispettano, non solo non sono democratici, ma sono nemici della democrazia, e le democrazie non devono tollerarli, o peggio, venirci a patti, ma combatterli attivamente. Non esistono altre civiltà che quella a cui appartengono le democrazie: le altre non sono civiltà, sono barbarie, intese in senso di estranee ai principi, alle realizzazioni e alle costruzioni democratiche. La democrazia è intervento nel mondo, non attesa che il “seme democratico” sbocci qua e la nel pianeta come una primula a primavera; questo è un modo di suicidarsi. I regimi teocratici, religiosi, antidemocratici, dittatoriali, devono essere combattuti e abbattuti, con una azione ed una opposizione attiva continua, mediatica, politica, economica, militare. Sarebbe sufficiente prendere anche uno solo dei concetti prima elencati per tradurre e decodificare la definizione di democrazia e applicarlo ad uno stato o nazione, per adesso non facciamo distinzioni, per capire, subito, ad una prima analisi, quali di esse entità appartengono alle democrazie e quali no. Da questo dovrebbe venire facile capire che le organizzazioni internazionali che hanno in se degli stati non democratici, non possono rispondere né ai criteri delle democrazie, né supportarle, ma che al contrario sono organizzazioni che prima o poi lavoreranno contro le democrazie. Può essere sufficiente citare l’ONU, che nomina i rappresentanti dell’Iran, uno Stato canaglia, alla presidenza della Commissione per i diritti umani. Il collaborazionismo attivo delle élite economiche delle nazioni democratiche con i regimi che non lo sono è evidente, gli esempi sono senza fine: tra tutti citiamo la evidente protezione fornita all’Iran dagli USA, che per motivi strettamente economici non permettono di distruggere gli impianti nucleari di quel regime criminale, vogliamo anche aggiungere il supporto fornito dalla democrazia USA al regime dell’Arabia Saudita. Dunque viviamo in un contesto internazionale, oltreché interno, dove i principi, le azioni e la struttura valoriale democratica sono spesso parole vuote, o un paravento, o usate in una nebbia linguistica tale da risultare indistinguibili anche dal loro contrario. E’ del tutto ovvio che i concetti che definiscono e ridefiniscono continuamente il concetto di democrazia sono in divenire, nulla è immobile nell’esistenza e nella vita esteriore ed interiore degli esseri umani. Perché questo blog, che in realtà è il primo passo per costruire una vera e propria rivista. Per reagire innanzi tutto all’assenza assordante e interessata di un volume di senso dove si possa discutere dei contenuti di ciò che è democrazia nella vita dei singoli, delle collettività, e delle nazioni, sempre che essa, come detto, sia presente in tali entità. Il solo fatto che il dominio web stesso con cui è stato intitolato questo blog fosse libero appare come un fatto incredibile; non si parla di democrazia, perché il termine, come direbbe il più alto politologo esistito, Giovanni Sartori, ed è una fierezza che fosse toscano, è stato allargato e stiracchiato a tal punto da non significare più niente o quasi: se un criminale come lo Zar della federazione russa, il comunista Putin, parla di democrazia sostenendo di essere un presidente democraticamente eletto, ci fa capire come si possa trasformare una parola nobile in una irriconoscibile parte di spazzatura. Dare parola affinchè le parole che hanno sostanza, profondità e senso umano possano combattere le parole false, interessate, vuote. Questo il senso di queste pagine, che già è stretto chiamare blog. Le parole hanno un potere immenso, non sono pietre, ma atomiche, nel buono e nel cattivo senso, possono uccidere, creare, risuscitare, consolidare. Partire dalla parola Democrazia, dalla parola Politica, dalla parola Comunità, ha in se il senso della volontà di voler costruire un volume mentale, filosofico, politico di appartenenza e di dialogo che permei le parole stesse di densità, validità, senso, e curvatura applicativa. Poco interessa l’elaborazione concettuale, se è staccata dal coraggio dell’azione nella realtà, in qualsiasi dimensione si voglia declinare la parola. Queste parole sono anche un fermo invito ad intervenire su queste pagine, affinchè le nostre stesse parole non restino suoni, o silenzi, solitari in un mondo intorno a noi dove parlano stragi, i terrorismi, i gretti interessi economici di elitè pericolose che povertà, religione e fanatismo, fomentano e sfruttano. Una cosa è certa, la democrazia è una parola che riguarda tutti, davvero ognuno di noi: è il suo primo significato, un significato che ci forza all’unione, all’espressione pubblica, alla coesione intorno a dei valori da costruire e rafforzare. Secoli fa era una parola perduta tra i ruderi delle colonne di qualche città greca o etrusca. Sta a noi, pienarla di significati e vita reale. Pena il ritorno, già presente in buona parte di questo pianeta, della più profonda barbarie già attiva in aree dove il suono delle parole delle donne viene considerato una sconcezza da popolazioni che su questo pianeta non devono esistere. Carlo Vivarelli