Come scrivere (e come non scrivere) un twit politico
140 caratteri, meno di un sms: è questa la massima lunghezza consentita per l’invio di un messaggio in Twitter (cosa è Twitter), non per niente denominata rete sociale di microblogging. L’esercizio della politica si basa invece sul perfetto contrario: l’arte dell’oratoria, dell’argomentazione in chiave di convincimento. Parliamo quindi di due “tecniche” che non sembrerebbero andare naturalmente d’accordo. Un esempio? Per twitteare ultimo discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ci sarebbero dovuti inviare 102 twits!
L’efficacia del discorso politico si basa sul corretto e convincente uso delle argomentazioni. Convincere su Twitter significa invece sottolineare pochi e fondamentali concetti, inserire un link ad un contenuto di approfondimento, premere Invio e… sperare nell’esito della comunicazione. Anche se è fondamentale alla buona riuscita dell’attività di informazione la presenza di un collegamento ad un contenuto esterno, un video, una immagine, una pagina web, ancora più fondamentale è il testo dello stesso twit. Nel popolare social network è infatti lo stesso twit a rappresentare il messaggio, nella sua forma risiede il successo o l’insuccesso della comunicazione. Attenzione alla forma quindi, quasi più che al contenuto.
Analizziamo il cinguettio politico nel nostro sito e facciamo qualche esempio di efficace ed inefficace uso dei twits:
Assenza di messaggio.

Osservando il twit dell’On.Bindi molti tra noi crederanno di essere impazziti o di leggere un numero di targa, magari proprio quello dell’onorevole del PD. Altri penseranno ad uno svenimento sulla tastiera. Siamo invece davanti ad una Short Url, un indirizzo Internet “criptato” per occupare meno caratteri. Cliccando sull’indirizzo si accede alla pagina in Facebok dell’Onorevole Rosy Bindi con l’introduzione ad un articolo che, se cliccata, finalmente ci invia all’articolo completo, il messaggio da diffondere. Contiamo quindi 2 click del mouse prima di incontrare la punta della freccia. Ma perchè avremmo dovuto cliccare sul primo link, su quella successione di lettere, se nel twit originale non abbiamo trovato nessuna introduzione, nessun gancio informativo che ci spingesse a farlo? È lo stesso twit a rappresentare il messaggio, se il twit manca, a mancare è il messaggio. La macchinosità dei passaggi obbligati per la lettura dell’articolo provoca inoltre un tasso di abbandono importante di lettori, impegnati a districarsi nei link da seguire: si riduce il tasso di lettura del messaggio che si è voluto inviare. Quella piccola scritta a lato della data di invio (From Facebook) ci informa inoltre sull’invio del twit: pubblicato in automatico dalla relativa pagina in Facebook alla creazione di un nuovo contenuto, in questo caso una nota. Non si nota così l’atto umano nell’invio, quella vicinanza che appunto Twitter garantisce. Siamo davanti ad un twit sprecato.
Messaggio+link+assenza di vicinanza
Osserviamo questo twit del Ministro Brunetta. Il messaggio è chiaro e preciso. Il link, anche questo in forma ridotta, dirige direttamente al blog del Ministro, sua essenziale forma di comunicazione nella Rete. L’utente di Twitter quindi legge il messaggio, decide se approfondire o meno, clicca sul link ed entra direttamente e senza passaggi intermedi nel blog personale dell’interessato. Anche in caso di assenza del secondo passaggio della comunicazione, il cliccare sul link, il messaggio è arrivato, anche se nella sua forma ridotta: il Ministro parla in radio di evasione fiscale. Da dove è partito il messaggio? Dal web, sarebbe a dire dalla stessa pagina web di Twitter: qualcuno ha scritto a mano il messaggio, quasi lo vediamo. Tutto perfetto no? Sembrerebbe di sì, solo un dettaglio che si rivela fondamentale: il messaggio è stato scritto in terza persona. Il messaggio non è stato scritto dal Ministro, si rompe il legame tra la piccola fotografia ed il messaggio. Sicuramente, come in moltissimi casi, il mittente del twit è l’agenzia di comunicazione politica che gestisce l’immagine dell’esponente politico e, nello scrivere di lui, scrive in terza persona. Il mittente del messaggio dovrebbe essere sempre l’intestatario dell’account in Twitter. Sarebbe consigliabile, in ogni caso, scrivere in prima persona per poter mantenere quell’impressione di vicinanza ricercata. Un consiglio banale: un “ghost-twitter” attento (chi cura ed invia i messaggi in twitter per conto del vero intestatario dell’account) non dovrebbe twitteare durante apparizioni pubbliche o televisive in diretta dell’interessato, l’ubiquità non è propriamente una capacità della classe politica.
Messaggio+vicinanza+immediatezza
Prendiamo ora l’esempio dell’Onorevole Di Pietro. Notiamo subito un errore importante: o la foto non corrisponde al nome dell’account o è il contrario. Restiamo un attimo confusi. Continuiamo a leggere il twit: si citano fatti di attualità, dichiarazioni virgolettate, una battuta ironica al finale. Manca un link, ma è una mancanza voluta. Chi ha inviato il messaggio ha voluto inviare precisamente quello che ha scritto, senza collegamenti esterni. Una frase, abbastanza disarticolata, un contenuto. Il messaggio nasce e finisce su Twitter. Ed è facilmente memorizzabile. Il tipo di scrittura ed i toni utilizzati sottolineano la personalità del mittente e danno al messaggio quel timbro di autenticità così essenziale in Twitter.
Messaggio immediato e chiaro, sensazione di vicinanza del mittente. Il non utilizzo del nome proprio crea però un “peccato originale”, in ogni caso facilmente sanabile. A meno che, e qui parte la mia mente contorta, l’impressione che si vuole dare è quella di un Antonio Di Pietro intento a sottrarre il telefono o il pc al suo staff per inviare, furtivo, un twit.
































[...] L’On.Rosy Bindi e gli short links 13 febbraio 2010 Scritto da Donato Sammartino Nessun commento Benvenuto su laDemocrazia.it! Se sei un nuovo lettore, magari ti interesserebbe iscriverti ai RSS feed per seguire gli aggiornamenti sul tema.Siamo invece davanti ad una Short Url, un indirizzo Internet “criptato” per occupare meno caratteri. Cliccando sull’indirizzo si accede alla pagina in Facebok dell’Onorevole Rosy Bindi con l’introduzione ad un articolo che, se cliccata, finalmente ci invia all’articolo completo, il messaggio da diffondere. [Dal post "Come scrivere (e come non scrivere) un twit politico"] [...]
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